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ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA: COSA STA SUCCEDENDO

ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA: COSA STA SUCCEDENDO

Tra il nuovo Decreto Requisiti Minimi e la Direttiva Case Green, facciamo chiarezza su ciò che è già cambiato e su ciò che cambierà nei prossimi anni

Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli articoli che parlano del “nuovo Attestato di Prestazione Energetica”. Il rischio, però, è quello di fare confusione tra modifiche già operative e cambiamenti che appartengono ancora al futuro.

Per capire cosa sta realmente accadendo è necessario distinguere due percorsi normativi diversi: da un lato il D.M. 28 ottobre 2025, entrato in vigore il 3 giugno 2026, dall’altro la Direttiva Europea EPBD IV, meglio conosciuta come Direttiva “Case Green”, il cui recepimento in Italia è ancora in fase di definizione.

Partiamo da un dato di fatto. Fin dalla sua introduzione, l’Attestato di Prestazione Energetica è stato percepito principalmente come un documento necessario per vendere o affittare un immobile. Un adempimento burocratico, spesso considerato poco più di una formalità.

Con la progressiva evoluzione delle politiche energetiche europee, però, il ruolo dell’APE è destinato a cambiare profondamente. L’obiettivo della Direttiva Case Green è infatti quello di trasformarlo in uno strumento sempre più centrale nella valutazione energetica degli edifici e nella pianificazione degli interventi di riqualificazione.

In prospettiva, l’attestato non si limiterà più a rappresentare una semplice classe energetica, ma dovrà fornire una fotografia molto più completa dell’edificio, includendo informazioni relative ai consumi di energia primaria e finale, alle emissioni di CO₂, al contributo delle fonti rinnovabili, al livello di predisposizione “smart” dell’immobile e alle possibili strategie di miglioramento delle prestazioni energetiche.

Tuttavia, è importante chiarire un aspetto fondamentale: queste modifiche non sono ancora operative in Italia.

Le novità applicabili dal 3 giugno 2026 non derivano infatti dalla Direttiva Case Green, bensì dal D.M. 28 ottobre 2025, il nuovo Decreto Requisiti Minimi.

La normativa europea richiede ancora un percorso di recepimento nazionale che coinvolgerà diversi ministeri e che, con ogni probabilità, non sarà completato prima della fine dell’anno.

Il Decreto Requisiti Minimi ha invece introdotto modifiche immediate ai criteri di calcolo della prestazione energetica degli edifici. Le novità riguardano aspetti tecnici come la valutazione dei ponti termici, il calcolo delle superfici lorde, la definizione dell’edificio di riferimento e diversi parametri utilizzati per determinare la prestazione energetica complessiva.

In altre parole, l’APE emesso il 4 giugno 2026 ha lo stesso aspetto di quello emesso il 2 giugno, utilizza lo stesso modello e presenta le stesse informazioni. Ciò che cambia è il metodo con cui vengono effettuati i calcoli. La conseguenza è che un immobile potrebbe ottenere una classificazione energetica diversa rispetto al passato pur senza aver subito alcuna modifica impiantistica o edilizia.

Per progettisti, certificatori, installatori e operatori del settore è quindi fondamentale comprendere che oggi stiamo vivendo una fase di transizione. Da una parte sono già entrate in vigore nuove regole di calcolo che influenzano direttamente la redazione degli attestati; dall’altra si stanno preparando cambiamenti ancora più profondi che arriveranno con il recepimento della Direttiva Case Green.

L’APE del futuro sarà sempre più uno strumento strategico per misurare il valore energetico degli edifici. Nel frattempo, però, la prima vera novità da conoscere è già realtà e riguarda il modo in cui le prestazioni energetiche vengono calcolate a partire dal 3 giugno 2026.